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Nike Trout Vapor Turfs blu blu blu Musée des impressionnismes Giverny 65ea21All’incirca fra dodicimila e seimila anni fa i ghiacci cominciarono a ritirarsi, le steppe e le tundre iniziarono a trasformarsi lentamente in foreste, mentre la preesistente fauna subartica si adattò ben presto al nuovo clima temperato. Per il territorio ferrarese fu probabilmente grazie a questa finestra aperta dalla Natura, fra il 4.000 ed il 3.500 a.C. circa, che vennero a crearsi le condizioni per poter consentire ad antiche genti neolitiche di provare a fermarsi da queste parti della Pianura Padana, diventando così i primi abitatori del Ferrarese ed iniziando a scrivere in tal modo la vera ed unica “preistoria del nostro popolo“. Ovviamente, ciò che si sa di quel tempo così lontano è legato a quanto è stato fino ad ora effettivamente scoperto sotto al nostro sottosuolo, ricoperto da enormi strati di sabbia o di argilla, ma se è pur vero che rispetto a quanto scoperto in altre zone d’Italia è certamente poca cosa, è innegabile che non si possa negare l’assunto che l’archeologia possa avere un futuro davvero interessante qui a Ferrara dove molto, appunto, è ancora da scoprire.

ANTICO INSEDIAMENTO NELL’AREA PADANA

Ovviamente, se prendessi in considerazione tutta l’Area Padana, dovrei fare ragionamenti ben diversi in quanto tale area comprende, oltre alle tipiche “terre lacustri ferraresi“, anche le zone marittime, le precollinari e le appenniniche. Ad esempio, grazie ai ritrovamenti effettuati nell’area di Forlì, presso la località Ca’ Belvedere, situata nella parte alta del versante settentrionale del colle di monte Poggiolo, a circa centosettanta metri sul livello del mare, sappiamo con certezza che lì, quasi un milione di anni fa, vivevano esseri umani. Infatti, in seguito agli scavi iniziati a partire dal 1983, sono stati rinvenuti migliaia di reperti litici, prevalentemente selci scheggiate, tutte con la stessa tecnica e con lo stesso tipo di taglio, risalenti ad un tempo compreso fra gli ottocentomila ed i novecentomila anni fa!

E NEL FERRARESE?

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Dunque, se c’era gente da quelle parti, a poco più di settanta chilometri da Ferrara (come dire la distanza “Ferrara-Lidi ferraresi”), circa un milione di anni fa, che passava gran parte del proprio tempo a scheggiare pietre a migliaia, a mo’ di una vera e propria industria litica preistorica, è lecito supporre almeno due cose: innanzitutto, che quell’enorme ed intensa attività fosse indirizzata non solo agli autoctoni locali, ma anche alle genti dei dintorni, poi che qualcuno di quei “primitivi romagnoli” si sia pure spinto almeno fino ai confini meridionali di questo impraticabile “ambiente di transizione” che è il Ferrarese, schiacciato e compresso nella morsa quasi mortale delle acque dolci, marine e salmastre, magari solo per visitarlo ed avere così la conferma che non era ancora pronto per essere abitato in sicurezza.

Ora, poiché l’Età del Rame fa riferimento ad almeno mille anni prima dei reperti provenienti dalla Fornace Grandi e nessuno ha ancora scoperto nulla al riguardo (né asce, né pugnali, né spade, né lance, né punte di freccia, né arte chiaramente attribuibile), sembra che il Ferrarese non sia stato toccato dall’insediamento. Ed è anche logico crederlo! Non occorre un genio che lo certifichi in quanto il periodo dello scioglimento dei ghiacci si è concluso circa seimila anni fa, appunto, ed il Ferrarese si trova esattamente in quel mesto territorio deltizio deputato a ricevere, raccogliere e convogliare a mare le acque di molti fiumi, ma principalmente il Po ed il Reno. Semplice, dunque, capire questo aspetto di “mancato insediamento prima di un certo periodo“, offrendo così una chiara risposta all’interrogativo di quando siano potute arrivare quaggiù le prime genti, decidendo quindi di nominare il Ferrarese a loro nuova patria. E da dove questi nostri antichi antenati siano giunti ve lo racconterò nel successivo articolo. Per ora accontentatevi di leggere questo, che non è proprio così breve, a dir il vero e, tra l’altro, mi pare anche assai interessante.

L’UOMO DEL FERRARESE

Comunque sia andata, è certo che a Bondeno, a soli venti chilometri da Ferrara, presso la vecchia Fornace Grandi (di cui parlerò più sotto), almeno tremila anni prima di Cristo, quindi circa cinquemila anni fa, vivevano i primi veri abitatori del Ferrarese: era un piccolo ma operoso popolo, che abitava all’interno di un bellissimo villaggio terramaricolo composto da una ventina di capanne, i cui fondi vennero miracolosamente scoperti all’inizio degli anni ’50, durante i lavori di estrazione di argilla dalla vicina cava.

ACQUE E AMBIENTE DI TRANSIZIONE

Ma chi avranno mai potuto essere i primi abitatori del Ferrarese, ovvero quei nostri lontanissimi progenitori che, con sforzi davvero sovrumani, riuscirono ad adattarsi, fin dalla Preistoria dell’uomo, a quel terribile “ambiente di transizione” costituito dal connubio di acque salate marine ed acque dolci interne, compiendo in tal modo un’impresa tanto ardua quanto folle? Di certo vi fu un’impari lotta contro la Natura per riuscire ad adattarsi ed a sopravvivere in queste “terre lacustri“, immerse ed imbevute di acque di ogni tipo: marine, dolci, salmastre e malsane.

SEIMILA ANNI FA: L’ALBA DELL’UOMO PADANO

Quel che si sa per certo, in base ai ritrovamenti effettuati a Fiorano Modenese, distante poco più di cento chilometri da Ferrara per via stradale, ma a soli sessanta chilometri in linea d’aria, quattromila anni prima di Cristo e perciò solo seimila anni fa, quì viveva una fiorente civiltà, dedita all’industria litica, alla caccia, all’allevamento, all’agricoltura e all’arte. Quei nostri primi progenitori costituirono quella che oggi definiamo col termine di “Cultura di Fiorano“, a grandi linee racchiusa fra: Modena, Reggio Emilia, Verona, Rovigo, Ferrara, Bologna, Lugo e parte della Romagna interna.

I DUE GRANDI FIUMI

Spesso, viaggiando velocemente con la mente a ritroso nel tempo, immagino genti immerse in una Natura padrona e sovrana su tutto, matrina e benigna ad un tempo: dai prati immensi, interamente ricoperti da piantagioni dorate di granaglie di ogni tipo, che si perdono silenziosi sulla linea dell’orizzonte, ai cupi ed impenetrabili paesaggi boschivi, faticosamente emergenti da acque malsane e putride, logica ed inevitabile conseguenza delle continue esondazioni e dei frequenti straripamenti dei fiumi Enza (Reno) e Bodincus (Per le genti Liguri, di cui vi parlerò più avanti, il Bodinkos o Bodenkus era il modo che avevano, nella loro lingua, di chiamare un grande fiume, definendolo in tal modo con un significato assai simile a quello con cui noi oggi indichiamo una “profonda fossa“). E nonostante la loro pressoché totale inospitalità di fondo, le nostre antichissime terre trovarono abitatori sia fra i Romani che fra gli Etruschi, ma prima ancora che arrivassero dalle nostre parti questi ultimi, chi avrebbe mai potuto decidere di fermarsi in ambienti tanto inospitali?

L’EVOLUZIONE TERRITORIALE ANTICA

Le nostre terre di superficie si sono infatti formate in seguito all’aumento ininterrotto dei depositi lasciati dalle esondazioni e dagli straripamenti dei corsi d’acqua suddetti, per cui la rete idrografica è stata “vittima e causa” della strutturazione e della costruzione del territorio ferrarese, così come ora lo conosciamo e che, nel corso dei secoli, ha dovuto fronteggiare diverse tipologie di nemici: l’evoluzione geologica specifica delle zone confinanti con il mare, la sedimentazione da esondazione, la subsidenza naturale del terreno ed il vorticoso alternarsi delle condizioni climatiche.

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Insomma, le quantità sempre diverse di acque trasportate a valle hanno determinato un costante e diverso alternarsi di fasi erosive e fasi sedimentarie il cui reale valore lo può apprezzare solo quell’archeologo che punti al rinvenimento di reperti a profondità anche di decine di metri. Così la mia curiosità mi ha portato ad indagare questo meraviglioso argomento ed ora vi narrerò la storia delle origini più antiche delle nostre genti, in un lungo ed emozionante viaggio attraverso milioni e milioni di anni.

ANTICHE TRACCE DI VITA E DI MORTE

Andare con la mente a ritroso nel tempo non è un’operazione molto difficile, e in un battibaleno arrivi facilmente a vedere l’immagine di uomini primitivi che si aggirano fra i boschi e le acque, ma trovare poi le tracce della loro reale presenza proprio qui, nel Ferrarese, ovvero la testimonianza diretta del loro passaggio o del loro insediamento, diventa un’operazione davvero difficile, sarei tentato di dire quasi ardua. Ed i motivi non sono neanche tanto difficili da comprendere.

DOVE SI TROVANO LE TRACCE?

Normalmente, le tracce si trovano “sotto o dentro a qualcosa” e nei nostri ambienti le si deve sostanzialmente ricercare nei “sedimenti” i quali, però, non sono tutti uguali fra di loro, ovvero non hanno la stessa costituzione e, trovandosi a profondità diverse, anche di decine di metri, non hanno nemmeno lo stesso spessore, per cui sembra davvero quasi impossibile parlare dei più antichi insediamenti umani.

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